SERENELLA
( uscita postuma nel 1984 etichetta CGD )
AVEVI GLI OCCHI AZZURRO MARE
ERI L'AMICA DI TUTTI I FIORI
PARLAVI SOLO DI COSE BELLE
ERI L'AMICA DELLE STELLE
UNA VOLTA...
TI HO GUARDATO....
E MI SONO INNAMORATO...
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI DOLCE
COM'ERI BELLA
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI BUONA
COM'ERI BELLA.
COME UN BAMBINO
VUOL MOSTRARE
A TUTTI I QUANTI IL SUO TESORO
IO TI HO PORTATO AD UN GRAN BALLO
IN UN BELLISSIMO CASTELLO
FELICE...
EMOZIONATO...
AL PRINCIPE...
TI HO MOSTRATO...
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI DOLCE
COM'ERI BELLA
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI BUONA
COM'ERI BELLA
IO MI RICORDO QUELLA SERA
CHE MENTRE SOLO RITORNAVO
PIANGEVO E ANCORA TI VEDEVO
INSIEME AL PRINCIPE BALLARE
UN MOMENTO...
TI HO LASCIATA...
E TU M'HAI DIMENTICATO..
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI DOLCE
COM'ERI BELLA
SERENELLA
SERENELLA
COM'ERI BUONA
COM'ERI BELLA
di Enrico De Angelis:
Notte d'estate in Toscana.
Insieme a Sergio Bardotti ed altri amici
abbiamo appena concluso una serata
dedicata a Tenco.
C'è anche Valentino, il fratello
e dalle sue mani ricevo,
con malcelata emozione,
una cassetta con due "inediti"
di Luigi. Sono l'unico privilegiato
a cui Valentino regala quella rarità.
Infilo la cassetta nel mangianastri
della macchina e ascoltiamo in silenzio.
Una canzone, "Serenella", la conosco già,
perchè venne incisa da altri nel 1966.
Graziosa ma niente di piu'
non mi era parsa allora,
una cosa da "cantautore",
nostro primo mito musicale
di quegli anni.
Anzi, quella Serenella aveva
persino un non so che di irritante,
nel voler richiamare,
senza esserne all'altezza,
la "Marinella" di De Andrè.
Ma quella notte l'inattesa interpretazione
di Luigi Tenco dal palcoscenico
della mia auto è strepitosa: trasforma la canzone,
le ridà nuova vita.
E' il Tenco piu' lirico a cantare,
quello che sa spiegare le frasi melodiche
con intonazione perfetta,
spezzandole poi con pause sapienti;
che soppesa le parole ad una ad una,
caricando di spessore anche quelle
che non ne avrebbero.
Ritrovo quella sua nitidezza timbrica,
sillabica; quelle sue tipiche struggenti
strozzature che finiscono rauche;
quei teneri accenni lievissimi
di falsetto; quella definitiva profondità
nelle note basse, che non ammette repliche...
OTTOBRE 1984





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